Il Gatto addormentato
(The Sleeping Cat)
Nursery tales by Elisabetta Mancini Camporeale

Published online: 3 October 2007 8
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La locanda dell'anatra zoppa
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Stavano calando le tenebre e con esse lampi e tuoni preannunciavano l’arrivo di un violento acquazzone.

Lungo una stradina che costeggiava un laghetto avanzava stancamente un viandante desideroso di trovare al più presto un rifugio per la notte.

Insperatamente scorse di lontano una luce che illuminava una targa di latta che il vento faceva cigolare paurosamente.

Appena si fu avvicinato sollevò il capo e lesse: ”Locanda dell’anatra zoppa”.

Accanto alla scritta una mano incerta aveva disegnato un’anatra che il sole e la pioggia avevano scolorito, ma che in origine doveva essere di un bel verde smeraldo, con il becco e le zampette giallo oro.

Il pittore doveva essersi sicuramente ispirato alle anatre che popolavano il vicino laghetto e forse ritrasse quella che più gli piacque.

Il viandante senza esitare bussò all’uscio. Dopo un po’ un omaccione grasso, col naso rosso e due baffi neri neri si affacciò e dopo averlo osservato attentamente lo fece entrare.

Nonostante l’aspetto, l’oste era un tipo gentile e dai modi cordiali.

Il viandante, che si chiamava Bepi, si sentì subito a casa sua e corse davanti al camino acceso per riscaldarsi.

L’oste lo fece accomodare ad un tavolo lì vicino e gli disse che gli avrebbe servito una buona cena.

Bepi era proprio affamato e non vedeva l’ora di mettere qualcosa di caldo nello stomaco.

Dopo un po’ l’oste tornò con una zuppa fumante di verdure, miste a pezzi di carne e crostini di pane. A parte un bicchiere di vino e del formaggio.

Tutto profumava di buono e Bepi non impiegò molto a finire le pietanze che aveva davanti.

Prima di andare a dormire, si fermò un po’ con l’oste a fare due chiacchiere. Fuori la tempesta infuriava e non sarebbe stato facile addormentarsi. Ascoltare i racconti di quel brav’uomo gli avrebbe tenuto compagnia. Chissà quante cose aveva visto e sentito in quel posto sperduto e magico.

Una domanda Bepi avrebbe voluto fare all’oste da quando era entrato là e pensò che fosse arrivato il momento di fargliela.

Perché, gli chiese, la locanda si chiama così?

L’oste, che si aspettava questa domanda, sorrise e iniziò a raccontare.

Come avrai notato arrivando qui, poco distante si trova un laghetto. Oggi è ridotto a poca cosa, ma un tempo era un grande lago, le acque erano verdi e popolate di pesci.

Sulla sua superficie nuotavano numerose anatre, germani e cigni candidi come la neve.

Era bello vederli tutti assieme spartirsi quel pezzo di paradiso e al tramonto, quando il sole pareva infuocare le acque, gli uomini dimenticavano i propri affanni e credevano proprio di essere in cielo.

Bepi lo ascoltava attentamente e una gran pace scendeva nel suo cuore.

Un giorno però giunse in quel luogo, continuò l’oste, non il solito pescatore, amante della natura, ma un tipo pieno di sé che pensava di essere il padrone dell’universo e pertanto in diritto di fare i suoi comodi.

Cominciò a fare scempio dei pesci, poi prese a inseguire le anatre.

Una di queste era circondata da una numerosa nidiata di anatrini. Temendo per l’incolumità dei suoi piccoli, al primo approccio dell’energumeno gli si avventò contro e cominciò a beccarlo senza sosta fino a farlo indietreggiare e a indurlo ad una fuga senza ritorno. Ma prima di fuggire il marrano era riuscito a colpire furiosamente mamma anatra sulle zampe fino a fargliele sanguinare.

Rimase zoppa.

Ma fu grazie a quella piccola e coraggiosa anatra che quel luogo si salvò da quello scellerato.

Quando mio nonno mi lasciò questa locanda decisi di dedicarla a quell’anatra eroica, grazie alla quale ancora oggi nel lago nuotano indisturbati pesci e animali acquatici.

Bepi ringraziò l’oste per avergli fornito tutte quelle spiegazioni e si ritirò nella sua stanza per andare a dormire.

Si addormentò subito e mentre dormiva il temporale sfuriò. Era ancora buio quando fu svegliato da uno strano rumore, come uno strascicare di passi sull’impiantito.

Il rumore veniva da fuori e Bepi tutto stordito si affacciò alla finestra per vedere chi fosse a quell’ora di notte.

Si stropicciò gli occhi incredulo, pensando di sognare ad occhi aperti.

Vide in lontananza avanzare trascinandosi un’anatra tutta zuppa, con il capo rivolto verso il lago quasi volesse controllarne ogni angolino.

Sì, era proprio lei, l’anatra zoppa, anzi il suo spirito, che non aveva mai abbandonato il lago e ogni notte faceva il giro di perlustrazione per assicurarsi che nessuno fosse tornato a disturbare la pace di luoghi e abitanti.

Bepi tornò a letto e si tirò addosso le coperte.

Il mattino seguente, dopo una robusta colazione, riprese il suo viaggio.

Quando fu fuori dalla taverna vide l’oste che con colori e pennello ridipingeva l’anatra riportandola agli antichi splendori.

Non gli chiese nulla: pensò che anche l’oste aveva visto lo spirito e voleva ringraziarlo per tanta abnegazione.







Published online: 3 October 2007
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The Limping Duck
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The darkness was descending and with it thunder and lightening which announced the arrival of a violent down pour.

Along the path that encircled a lake a traveler slowly wondered hoping to find a shelter for the night. 

Suddenly he perceived a light in the distance shining upon the inn’s sign that the wind was making squeak.

As he approached the sign he lifted it up and read “The Limping Duck”. Next to the writing an unsteady hand had drawn a duck which the rain had faded, but which originally must have been a strong emerald green, with a golden beak and paws.

The painter must have been inspired by the ducks of the nearby lake and maybe he painted the preferred duck.

The traveler knocked to the door without hesitating.

After a little while a fat big man appeared at the door, looked at him carefully and invited him in.

Despite his looks the inn-keeper was a kind polite man.

The traveler, called Bepi, felt at home straightaway and sat in front of the fireplace to warm up.

The inn-keeper set a table close by and told him he would prepare him a good meal.

Bepi was truly hungry and couldn't wait to put something warm in his stomach.

A little later the inn-keeper returned with a steaming soup full of vegetables and bits of meat and croutons.

Everything smelt delicious and Bepi soon finished the food.

Before going to bed he stopped for a chat with his host.

Outside the storm raged making it difficult to fall asleep.

Listening to the tales of this good man kept him company.

How many things he must have seen and heard in that remote and magic place.

Bepi had wanted to ask his host a question since arriving and believed now was the right time.

Why has the inn got this name? He asked.

The inn-keeper who expected this question smiled and started explaining.

As you will have noticed there is a little lake on the way here. Now it is very small but it was once a big lake, its water green and full of fish.

Upon it’s surface swam many ducks, mallards and swans with the color of snow.

It was beautiful to see them all sharing that piece of paradise and at sunset when the sun seemed to set the waters alight, men forgot their worries and believed themselves to be in the sky.

Bepi listened attentively and a great peace entered his heart.

One day however, continued the inn-keeper, a man came to that place, not the usual fisherman who loved nature, but a man full of himself who thought he was the master of the universe and thought he had every right to do as he pleased.

He started killing the fish and then started chasing the ducks.

One of these ducks was surrounded by her ducklings. And fearing for their safety as the madman approached she attacked him hitting him with her beak and forcing him to retreat and flee for good. But before escaping the madman had violently hit the mother duck on her paws making them bleed.

She had a limp there after.

But it was thanks to this small brave duck that the lake was saved from that madman.

When my grandfather left me this inn I decided to dedicate it to that heroic duck, thanks to whom still today fish and aquatic animals live peacefully in the lake.

Bepi thanked the inn-keeper for  the story and went to his room to go to sleep.

He fell asleep straight away and whilst he slept the storm quietend. It was still dark when he was woken by a strange noise, a kind of shuffling of feet.

The noise came from outside and Bepi still half asleep looked out of the window to see who it might be at that time of night.

He wiped his eyes in disbelief, thinking he was dreaming.

He saw in the distance a wet duck slowly approaching, with its head turned towards the lake as if trying to examine every corner.

It was indeed the limping duck, her spirit, which had never left the lake and every night patrolled to make sure nobody returned to disturb the peace of the place and its inhabitants.

Bepi went back to bed and pulled the covers up.

The following morning after a big breakfast Bepi set off again on his journey.

Out side the inn-keeper was painting over the duck restoring it to it’s original splendor.

Bepi said nothing, he simply thought that the inn-keeper had himself seen the duck’s spirit and wanted to thank it’s self sacrifice.

(English translation by Jane Wilson & Jaqueline Hargrave)








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When not otherwise specified, the English translation was made by the author.