Il Gatto addormentato
(The Sleeping Cat)
Nursery tales by Elisabetta Mancini Camporeale

Published online: 13 August 2008 17
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I gelsi rossi
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I gelsi sono dei frutti dolcissimi, dolci come caramelle.

Ve ne sono di due tipi, bianchi e rossi.

Un tempo, quando ero piccola, era facile trovarli sui banchi del fruttivendolo, ma poi, un po’ alla volta, sono spariti e di essi rimane solo un nostalgico ricordo.

Con l’arrivo della primavera, quando forte è il desiderio di godersi quel primo tiepido sole di stagione e scrollarsi di dosso freddo e umidità, i miei genitori avevano l’abitudine di portarci in visita dallo zio e dai cugini che abitavano in un paesino in collina.

Il centro del paese era costituito dal municipio, dalla farmacia ed un minuscolo ospedale scarsamente attrezzato.

Il resto consisteva di un gruppo di case, ognuna col proprio appezzamento di terreno, che s’inerpicavano sulla collina. Di notte pareva di vedere un presepe con le lucine accese e il cielo stellato che lo avvolgeva silenzioso.

Quando si arrivava, lo zio organizzava un pranzo di benvenuto degno di un re.

Tutto ciò che si mangiava era allevato e coltivato da lui.

C’era la stalla con le mucche e un toro, l’aia con le oche e le galline, un porcile con maiali grassi grassi, un fiume dove lui stesso pescava pesci saporitissimi e, per finire, tanti alberi da frutta ed un orto fornitissimo.

Mi ricordo le donne di casa indaffarate ai fornelli, per preparare tutto un ben di Dio, l’aria che sapeva di buono e inebriava e la gioia dello stare tutti assieme.

Il tavolo per il pranzo veniva allestito all’aperto, sotto un albero di gelsi rossi, per l’appunto.

Quell’albero aveva una chioma enorme e con i suoi rami, da cui pendevano i gelsi, ci riparava le teste dal sole di mezzogiorno.

La cosa più divertente però era che ogni tanto qualche gelso si staccava dall’albero, finendo sulla tovaglia o su qualche malcapitato commensale.

Chiazze rosso-sangue macchiavano tutto senza pietà e di fronte a tale scempio più che alla rabbia ci si abbandonava allo scoppio irrefrenabile delle risate, anche perché le nostre labbra, macchiate di rosso, parevano quelle dei clown di un circo.

Che spasso, ragazzi! Solo nostra madre storceva il muso, pensando alla fatica che avrebbe fatto per far sparire quelle macchie dalle nostre camicie e quella smorfia le donava un’aria ancora più ridicola.

Ad un certo punto del pranzo, quando le nostre pance di bambini non riuscivano a contenere neanche un gelso, lasciavamo il resto dei commensali a chiacchierare e preceduti da nostro cugino Pasqualino, che era più grande di noi e di casa, andavamo a correre nei prati fin giù al fiume dalle acque verdi come smeraldo.

Lungo il corso brevi cascate ossigenavano l’aria e sdraiati sul prato con gli occhi chiusi si potevano sentire le voci delle fate che vivevano nel boschetto lì d’appresso, ci diceva nostro cugino.

Noi ci credevamo e quando chiudevamo gli occhi, lui ci spruzzava con l’acqua del fiume e alle nostre proteste si difendeva, dicendo che in realtà non era stato lui, ma quelle dispettose creature, sempre pronte a prendersi gioco dei bambini di città.

Il tempo è trascorso da allora, tanto tempo.

Ora sui miei capelli è caduto qualche fiocco di neve e non ho più notizie di quell’albero di gelsi rossi né delle fate del bosco sul fiume.

Qualche volta, però, mi pare di udire le loro risate, quando spruzzano l’acqua ai bimbi nei prati, ai bimbi che sorridono al primo sole di primavera.







Published online: 13 August 2008
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Red mulberries
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Mulberries are sweet fruits, as sweet as candies.

There are two kinds: the white ones and the red ones.

Once, when I was a little girl, it was easy to find them on the greengrocers’ stall, but stepwise they disappeared, leaving only a nostalgic memory.

During springtime, when the desire of enjoying the first warm sun and shaking off cold and damp is so strong, my parents used to take us to my uncle’s and my cousins’, who lived in a little town on a hill.

In the downtown there were the town hall, a chemistry and a scarcely equipped little hospital.

The rest of the town consisted on a group of houses, each with its plot of land, clambering up the hill. In the night it seemed to see a crib with its little lights turned on and the starry sky wrapping around silently.

When we arrived, my uncle organized a welcome lunch, worth of a king.

He had cultivated everything we ate.

There was a stable with cows and a bull, the farmyard with gooses and hens, a pigsty with fat pigs, a little river where he used to fish very tasty fishes, and, in the end, many fruit trees and a very well-provided vegetable plot.

I can remember the women busy cooking in the kitchen, to prepare such a lunch, the air smelt good and intoxicating and the joy of being all together.

The table for lunch was set outside, under a red mulberry tree, precisely!

That tree had huge foliage and with its branches -all the mulberries drooping- it repaired our heads from the midday sun.

The funniest thing was that sometimes a mulberry happened to fall on the tablecloth or on a fellow dinner...

Blood-red spots stained everything, pitilessly and in front of such a disaster we preferred laughing instead of getting angry, even because our lips seemed those of clowns in the circus!

It was so hilarious! The only one who didn’t enjoy so much was our mother, thinking about the future effort to remove those stains from our shirts and the grimace on her face made her even funnier.

Suddenly during lunch, when our childish bellies were full, we left the adults chatting and, lead by our cousin Pasqualino, elder than us and in his house, we went running through the grass until we arrived at the river, that had emerald green water.

Along the waterway, short waterfalls oxygenated the air and while we laid on the meadow with our eyes closed, we could hear the fairies’ voices in the little wood near there, as our cousin said.

We did believe him and when we closed our eyes he squirted us with the river water; when we protested against him, he defended himself saying it wasn’t his fault, but the fairies’, always ready to pull town children’s legs.

Time has passed since then, so much time.

Now on my head some flake has fallen and I have no longer any news about that mulberry tree neither about the fairies in the wood near the river.

Sometimes, it seems to me to hear their chuckles, when they squirted water to children in the meadows, to children smiling to the first spring sun.

(English translation by Silvia Mancini)








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When not otherwise specified, the English translation was made by the author.