Il Gatto addormentato
(The Sleeping Cat)
Nursery tales by Elisabetta Mancini Camporeale

Published online: 12 March 2011 27
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La cristalliera
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Nel salotto  della signora Matilde faceva bella mostra di sé una grande cristalliera, dove l’anziana signora conservava il servizio buono di bicchieri e qualche pezzo di argenteria.

Su di un ripiano la donna aveva cominciato, negli anni, a raccogliere le bomboniere di matrimonio dei figli, prima e, poi, quelle dei nipoti.

Qua e là facevano capolino alcuni gattini, in legno, cristallo, ceramica e vetro.

In fondo, in un angolo della cristalliera, tutta una serie di portafortuna provenienti da ogni parte del mondo, donati dai figli e dagli amici più cari.

Ogni cosa ricordava un luogo o una occasione particolare.

Insomma, più del diario di un'intera vita. E sì che la vita di Matilde era stata ricca ed intensa di avvenimenti.

Quando una sera, tornata a casa, si accorse che qualcuno era entrato nell’appartamento in sua assenza, il suo primo pensiero fu quello di controllare che quel piccolo tesoro fosse ancora lì e solo dopo guardò nel resto dell’abitazione.

I ladri comunque le avevano portato via molti ricordi: il suo anello di fidanzamento e la spilla della zia preferita. Una vecchia sterlina in oro del papà e l’orologio da taschino del nonno.

I primi tempi dopo il furto, com’era comprensibile, la signora Matilde non riusciva a fare sonni tranquilli e ogni piccolo rumore la faceva sobbalzare.

Aveva il terrore che quelli fossero tornati.

Aveva molte primavere sulle spalle la poverina e certi fatti non si superano facilmente.

Una notte, mentre tentava disperatamente di addormentarsi, sentì come una melodia provenire dal salotto.

Tremava di paura ma era ancora una vecchia curiosa.

Mosse qualche passo sulle gambe malferme e si diresse lì dove le pareva provenisse quel suono.

Era la cristalliera. Incredula scoprì che i gattini di legno, di ceramica e di vetro miagolavano e ballavano come al suono di una dolce melodia.

La poveretta  si stropicciò gli occhi più e più volte, ma la scena non cambiava.

Ad un tratto, anzi, quelle che per lei erano allucinazioni peggiorarono perché si sentì chiamare da una gattina che portava una paglia sul capo.

"Ciao nonna", le disse, "non ti ricordi di me? Sono il tuo ritratto di tanti anni fa".

Matilde si avvicinò per guardare meglio e ricordò in quello sguardo disperato e sperduto qualcosa a lei famigliare.

Le vennero i brividi, le si inumidirono gli occhi e ricordò l’infinita tenerezza di quel dono fattole da un uomo a lei molto caro, in un momento per lei critico.

Nonna Matilde guardò ancora la gattina triste e questa volta la vide sorridere incoraggiante.

Si girò e lo vide seduto alle sue spalle, alla sua solita poltrona; la guardava, attento ad ogni sua azione, come per proteggerla.

Lui conosceva le sue paure e i suoi desideri.

Era da tempo che non tornava a trovarla.

Si sedette alla poltrona accanto a lui e, come una volta quando la sera guardavano la televisione, si addormentarono mano nella mano.







Published online: 12 March 2011
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The glass cabinet
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In the living room of Matilda was proudly displayed a large glass cabinet, where the old lady kept the good set of glasses and silverware.

On a shelf she had begun over the years to collect wedding souvenirs of her children first and then christening souvenirs of the grandchildren.

Here and there were some kittens, in wood, glass, ceramics and glass.

In a corner of the glass cabinet, a series of good-luck charms from all over the world, donated by her children and closest friends.

Everything reminded her of a place or a special occasion.

In short, more of the diary of a lifetime.

And yes that the life of Matilda had been rich of intense events.

When one evening she came home and noticed that someone had entered the apartment in her absence, her first thought was to check that this little treasure was still there and next she looked after the rest of the house.

The thieves, however, had taken away many memories: her engagement ring and the pin of the favorite aunt. A gold old sterling of his father and the pocket watch of the grandfather.

In the early days after the theft, it was understandable, Matilda had an uneasy sleep and every little noise made her to jump.

She was terrified that those were returned.

She had many springs on the back, the poor, and certain facts are not easily overcome.

One night, while trying desperately to sleep, she heard like a melody coming from the living room.

She was trembling with fear but she was still a curious old lady. She took a few steps on shaky legs and moved there where she thought the sound came.

It was the glass cabinet. Incredulous she discovered that kittens of wood, ceramic and glass meowed and danced as to the sound of a gentle melody.

The poor woman rubbed his eyes again and again, but the scene did not change.

Suddenly, indeed, those that for her were hallucinations worsened because she heard someone calling from a female cat who wore a straw hat on his head.

"Hello Grandma, " it said, "Do not you remember me? I am your portrait of many years ago."

Matilda came up to look better and reminded, in those desperate and lost eyes, something familiar to her.

She shivered, the eyes grew moist and she remembered the infinite tenderness of the gift  received by a man very dear to her, in a critical moment for her.

Grandma Matilda looked the sad cat again and this time she saw an encouragingly smile on its face.

She turned and saw him sitting behind her at his usual armchair.

He looked at her, attentive to every her action, how to protect her.

He knew her fears and her desires.

It was a long time that he did not come back to visit her.

She sat on the armchair beside him and, as formerly, when they were watching television in the evening, they fell asleep holding hands.








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When not otherwise specified, the English translation was made by the author.