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In quella casa
immersa nel verde di un bel prato regnava sempre un grande silenzio.
Le finestre
rimanevano chiuse per la maggior parte del tempo, quasi che la luce e i
rumori potessero violare quel tempio di quiete.
Sulla parete in
cucina faceva bella mostra di sé un orologio a pendolo di legno, nella
cui parte superiore era stato intagliato un gattino nella posa di dormire
beato.
Anche l’orologio
scandiva le ore senza far rumore, quasi timoroso di interrompere il sonno
del micio e disturbare il silenzio che avvolgeva ogni cosa.
Un
giorno però una folata di vento molto violenta spalancò la finestra
della cucina e dal prato sottostante entrarono con prepotenza vitale le
grida gioiose di un gruppetto di bambini che rincorreva un gatto che s’era
unito ai loro giochi.
Se
la padrona di casa avesse in quel mentre guardato l’orologio, avrebbe
colto un impercettibile movimento dell’occhio destro del micio di legno
e un lieve fremito della sua coda.
A
poco a poco anche il resto del corpo cominciò a muoversi lentamente,
quasi che la linfa vitale vi entrasse goccia a goccia.
Ormai
sveglio, il micio, in un ultimo sforzo per vincere ogni residua
immobilità, balzò sul tavolo e di lì sul pavimento.
Dopo
qualche passo traballante si avvicinò alla finestra aperta, dalla quale
entrava la luce e il caldo tepore di quel mattino di primavera.
Con
un balzo si trovò nel prato.
Vide
i bimbi giocare spensierati e un gatto bigio che gli si avvicinò e senza
timore cominciò ad accarezzarlo.
Da
quel giorno sul prato si poté vedere sei bambini e due gatti rincorrersi
a perdifiato.
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